L'uomo crede di pensare...
Postato il 26 agosto 2006
Nella canzone Ma che sarà, Edoardo Bennato canta: …ci hanno abituati, a non pensare, a darci un’illusione, sempre con la scusa della ragione.
A sua volta Nietsche diceva: Viviamo nella presunzione di “pensare” mentre è possibile che noi “veniamo pensati”. Ed ancora nell’IO SONO del Conte di Saint Germain: ho anche detto che l'uomo crede di pensare […] io ti mostrerò che l'uomo normalmente non pensa…
È mai possibile che l’uomo crede di pensare ma non lo fa?


Il pensiero è lo strumento per mezzo del quale si compie una creazione; se non c’è creazione non c’è stato pensiero. Ragione e logica non sono attività di pensiero ma il risultato di calcoli computeristici che avvengono in specifici reparti della mente umana, ma pur sempre calcoli. Gli animali non sono soggetti a queste condizioni a meno che non vengano condizionati dall'uomo come, ad esempio, per mezzo dell'addestramento.

La più pura attività di pensiero è l’abilità di portare in manifestazione, nell’universo di appartenenza, gli scopi dello spirito. Qualsiasi attività della mente che non riconduca a questo scopo è perdente e deviante. Quando con il pensiero si dà luogo a creazione non dipendente dagli obiettivi del proprio spirito parliamo di magia nera; la magia nera utilizza il "pensare" per creare cose che riguardano obiettivi umani: il potere prima di tutti.

La famosa frase “Non nominare il nome di dio invano” significa semplicemente che ogni volta diciamo che IO SONO ecc., noi stiamo procedendo ad una creazione. L’invano sta nel fatto di creare cose che non provengono dallo spirito ma dai propri desideri. Ma comunque, ogni volta che si pensa IO SONO ecc. (IO SONO è il senso di identità indispensabile per una creazione) si diviene quella cosa e quindi si crea quella cosa: si dà inizio alla creazione. Un'abilità praticamente sconosciuta all’Essere umano è la capacità di indirizzare la propria attenzione su di un obiettivo fino a vederlo ed a sentirlo reale nella propria mente al punto che potrebbe addirittura essere portato a fare confusione tra l’interno e l’esterno. Il pensare è l'abilità di indirizzare la propria attenzione verso obiettivi posti nella propria mente; quando questi obiettivi nascono dal proprio spirito, parliamo di pensiero auto-determinato, cioé determinati da sé. Il comune modo di “pensare” è la cosiddetta attività di corteccia o cerebralità.

La posizione corretta di un individuo sarebbe un mezzo metro dietro la propria testa: in questa condizione egli percepisce in modo chiaro i messaggi del proprio spirito per mezzo di immagini (idee).

Per motivi di aberrazione, l’individuo vive, però, all’interno della propria testa.

Un sistema fisiologico denominato Portale Adeno-Ipofisario-Ipotalamico è un meccanismo che fa si che all’interno della testa si formino delle immagini a seguito di stimolazione ambientale: l’individuo in trappola nella propria testa scambia queste immagini per messaggi (idee) dello spirito. E' così che l’osservatore è tratto in inganno: perché vive nella propria testa e non ha possibilità di discernimento.

Si ricorda che l’Essere è un osservatore e tutte le cose che egli percepisce gli arrivano solo sotto forma di immagini, anche se, ad esempio, in questo universo, sentiamo per mezzo delle orecchie o odoriamo per mezzo del naso: alla fine queste sensazioni giungono all’osservatore sempre e solo come immagini a seguito di complicate conversioni.

L’ipotalamo è quella parte di cervello che, attivato da stimoli ambientali, rilascia delle sostanze che inducono l’individuo a comportarsi in modo compulsivo, senza pensare poiché reattivo allo stimolo ambientale e quindi anche senza auto-determinazione poiché tali immagini non provengono dal proprio spirito.

In trappola nel proprio corpo l’uomo non può distinguere tra le immagini dello spirito – le idee – e quelle del corpo – stimolate dall’ambiente - per cui crede, in totale buona fede, di pensare, ma in realtà non sta mettendo l’attenzione su idee dello spirito per portarle in manifestazione, bensì viene pensato dal proprio corpo poiché questo tipo di meccanismo nutre se stesso: stiamo parlando del corpo emozionale, della bestia che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, scrisse che più mangia, più ha fame (che mai non empie la sua bramosa voglia, e dopo ‘l pasto ha più fame che pria Inferno canto I – vv 91-99).

Per portare l’uomo a pensare, ci si deve sottoporre ad un serio lavoro spirituale, un lavoro che va ben oltre la gran parte di sciocchezze New Age che c’è in giro a partire da channelling ed extraterrestri, a finire ad astrologia, giochetti con le energie, cartomanzia e cose del genere.

Riabilitare l’attività di pensiero NON prevede l’utilizzo di queste cose. Il pensiero non è una cosa ma è il creatore delle cose ed ogni cosa che esso crea è sempre più piccola del pensiero stesso. Cosa voglio dire? Può uno scoglio arginare il mare? Può una tecnica creata dal pensiero guarire il pensiero? Riabilitare l’attività di pensiero prevede sistemi quasi sconosciuti all’attuale ambiente cosiddetto spirituale.

Sarà spiacevole, ma quando me ne accorsi rimasi anch’io sbalordito della confusione e della malafede che c’è su questo argomento oltre che dalla gravità della situazione.

In Matrix (il primo), Morpheus dice: "Ho visto campi sterminati in cui gli uomini non nascono ma vengono coltivati" ed a tal fine disse che lo scopo delle macchine (le emozioni) era quello di ridurre l’Essere umano ad una pila elettrica. Intendeva dire proprio questo, che oggi si nasce già preda delle emozioni ed il pensiero degli uomini è fermo come quello di un vegetale, poiché il vegetale non ha coscienza di sé.

Liberare gli individui da questi automatismi è lo scopo di una Scuola dello Spirito. Osho disse, in uno dei suoi discorsi, che un Essere ama appena sette minuti in settant'anni: sì, poiché un individuo pensa le idee dello spirito solo per pochi minuti in una vita.

Io, purtroppo, posso dichiarare che è davvero così; è terribile, ma è davvero così.

Arcangelo Miranda


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